
5) Lo spirito umano  fatto di memoria, intelligenza e volont.
    Il ricorso al pensiero noetico - cio a strumenti della nostra
mente non strettamente logico-scientifici (epistemici) - 
presente in diverse opere di Agostino e, in particolar modo, nel
De Trinitate: nelle prime pagine di quest'opera egli sottolinea
l'importanza della preparazione spirituale, che  fatta di
meditazione, umilt, amore per la verit, e che costituisce la
precondizione indispensabile per affrontare un argomento di grande
difficolt come quello della Trinit di Dio. Particolarmente
interessante  la parte dell'opera in cui Agostino, spinto dalla
convinzione che lo spirito umano sia stato fatto ad immagine e
somiglianza di Dio, ne studia le caratteristiche specifiche

De Trinitate, X, 17-19 (vedi manuale pagina 225).

1   Lasciando per il momento da parte le altre cose che lo spirito
riconosce in s con certezza, consideriamo in modo del tutto
particolare queste tre: la memoria, l'intelligenza, la volont. E'
da questo triplice punto di vista infatti che si  soliti
esaminare le doti naturali dei fanciulli per farsi un'idea del
loro temperamento. Quanto pi un fanciullo ha la memoria tenace e
facile, quanto pi la sua intelligenza  penetrante ed il suo
gusto al lavoro ardente, tanto pi ci si dovr felicitare delle
sue doti naturali. Quando invece si tratta del sapere di un uomo,
non si esamina con quanta tenacia e facilit ricordi, con quanto
acume comprenda, ma che cosa ricordi e che cosa comprenda. E
poich l'uomo non  solo da lodarsi in base al suo sapere, ma
anche alla sua bont, si deve tener conto non soltanto di ci che
ricorda e di ci che comprende, ma anche di che cosa vuole; non
dell'ardore con cui lo vuole, ma anzitutto dell'oggetto e poi
dell'energia del volere. Infatti l'anima che ama con ardore 
degna di lode quando ci che ama deve essere amato con ardore.
Nella prima dunque di queste tre cose: capacit, dottrina, uso, si
considera di che cosa sia capace ciascuno con la sua memoria,
intelligenza, volont. Nella seconda, la dottrina, si considera
che cosa ciascuno abbia raccolto nella memoria e nell'intelligenza
lavorando con amorosa volont. La terza cosa, l'uso,  proprio
della volont e consiste nel servirsi delle cose contenute dentro
la memoria e l'intelligenza, sia per riferirle come mezzi ad altre
cose, sia per compiacersi e riposarsi in esse come in un fine
raggiunto. Infatti far uso di una cosa  porla a disposizione
della volont, fruirne invece  usarne con la gioia non gi della
speranza, ma del possesso. Perci chiunque fruisce di una cosa, ne
fa uso, ne dispone infatti ad arbitrio della volont, tenendo per
fine il diletto. Invece non sempre chi fa uso di una cosa ne
fruisce, se la cosa che pone a libera disposizione della sua
volont non la desidera per se stessa, ma per un altro fine.
2   Queste tre cose dunque: memoria, intelligenza, volont, non
sono tre vite, ma una vita sola; n tre spiriti, ma un solo
spirito; di conseguenza esse non sono tre sostanze, ma una
sostanza sola. La memoria, in quanto si dice vita, spirito,
sostanza, si dice in senso assoluto; ma come memoria si dice in
senso relativo. Lo stesso si pu affermare per l'intelligenza e la
volont perch anche l'intelligenza e la volont si dicono in
senso relativo. Ma considerata in s ognuna  vita, spirito ed
essenza. E queste tre cose sono una cosa sola, per la stessa
ragione per la quale sono una sola vita, un solo spirito, una sola
essenza. Ed ogni altra cosa che si dice di ciascuna di esse in
senso assoluto, anche di tutte insieme la si predica non al
plurale ma al singolare. Invece esse sono tre cose per la stessa
ragione per cui sono in reciproca relazione tra loro. E se non
fossero uguali, non solo ciascuna a ciascuna, ma anche ciascuna a
tutte, esse non si includerebbero a vicenda. Infatti non soltanto
ciascuna  contenuta in ciascuna, ma anche tutte sono contenute in
ciascuna. Infatti ho memoria di aver memoria, intelligenza e
volont. Ho intelligenza di intendere, volere e ricordare. Ho
volont di volere, di ricordare, di intendere. Con la mia memoria
abbraccio insieme tutta la mia memoria, intelligenza e volont.
Infatti ci che nella mia memoria non ricordo, non  nella mia
memoria. Ma niente  tanto nella memoria, come la memoria stessa.
Dunque me la ricordo tutta intera. Cos tutto ci che intendo so
di intenderlo e so di volere tutto ci che voglio; ora tutto ci
che so, lo ricordo. Dunque mi ricordo di tutta la mia
intelligenza, di tutta la mia volont. Allo stesso modo quando
intendo queste tre cose, le intendo tutte intere insieme. Non c'
infatti cosa intellegibile che io non intenda, se non ci che
ignoro. Ma ci che ignoro nemmeno lo ricordo, neppure lo voglio.
Tutto ci che di intelligibile invece ricordo e voglio, per questo
fatto stesso lo intendo. Anche la mia volont contiene la mia
intelligenza tutta intera, e la mia memoria tutta intera quando
faccio uso di tutto ci che intendo e ricordo. In conclusione
quando queste tre cose si contengono reciprocamente, e tutte in
ciascuna e tutte interamente, ciascuna nella sua totalit  uguale
a ciascuna delle altre nella sua totalit e ciascuna di esse nella
sua totalit  uguale a tutte considerate insieme e nella loro
totalit: tutte e tre costituiscono una sola cosa, una sola vita,
un solo spirito, una sola essenza.
3   Dobbiamo noi, dunque, da questo momento con tutta la forza
dell'attenzione, qualunque essa sia, elevarci a quell'essenza
suprema ed altissima di cui lo spirito umano  un'immagine
imperfetta, ma tuttavia sempre immagine? O dobbiamo studiare
ancora pi chiaramente queste tre potenze dell'anima ricorrendo
agli oggetti che si percepiscono all'esterno con i sensi del
corpo, dove in maniera transitoria si imprime la conoscenza delle
cose corpoee? Lo spirito ci  apparso, nella memoria,
nell'intelligenza, e nella volont che ha di s, tale che,
intendendo noi che non cessa di conoscersi, che non cessa di
volersi, intendessimo nello stesso tempo che non cessa di
ricordarsi di s, che non cessa di intendersi e di amarsi sebbene
non sempre si pensi distinto da quelle cose che non sono ci che
esso . [...].


(Agostino, La Trinit, Citt Nuova, Roma, 1973, pagine 419-421).

